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Rifiuti, Ue: multa all’Italia non prima del 2010

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Non arriverà prima del 2010 un’eventuale multa europea all’Italia per il problema dei rifiuti. Le procedure d’infrazione dell’Ue prevedono infatti tempi piuttosto lunghi e prima che si arrivi all’atto finale occorrerà attendere numerosi passaggi. Ad aprire la fase delle trattative tra Italia e Unione europea sarà un incontro governo-Commissione Ue il 28 gennaio. In realtà si tratta di un incontro “tecnico” già previsto prima dell’apertura della crisi dei rifiuti ma è ovvio che costituirà l’occasione di un confronto tra le parti. Alla seduta per l’Italia parteciperà un funzionario del ministero dell’Ambiente. Questo incontro assume particolare rilevanza poiché solo due giorni dopo la Commissione europea dovrà valutare la risposta alla procedura d’infrazione fornita dal governo italiano il 24 dicembre. Un giudizio che secondo alcune fonti di Bruxelles si preannuncia negativo dato che il programma adottato dall’Italia con l’introduzione del nuovo commissario è successivo alla risposta del 24, basata più che altro sui concetti espressi dal prefetto di Napoli Alessandro Pansa. Non arriverà prima del 2010 un’eventuale multa europea all’Italia per il problema dei rifiuti. Le procedure d’infrazione dell’Ue prevedono infatti tempi piuttosto lunghi e prima che si arrivi all’atto finale occorrerà attendere numerosi passaggi. Ad aprire la fase delle trattative tra Italia e Unione europea sarà un incontro governo-Commissione Ue il 28 gennaio. In realtà si tratta di un incontro “tecnico” già previsto prima dell’apertura della crisi dei rifiuti ma è ovvio che costituirà l’occasione di un confronto tra le parti. Alla seduta per l’Italia parteciperà un funzionario del ministero dell’Ambiente. Questo incontro assume particolare rilevanza poiché solo due giorni dopo la Commissione europea dovrà valutare la risposta alla procedura d’infrazione fornita dal governo italiano il 24 dicembre. Un giudizio che secondo alcune fonti di Bruxelles si preannuncia negativo dato che il programma adottato dall’Italia con l’introduzione del nuovo commissario è successivo alla risposta del 24, basata più che altro sui concetti espressi dal prefetto di Napoli Alessandro Pansa. Anche eventuali nuovi provvedimenti non dovrebbero far mutare parere alla Commissione, che, come ha ribadito ieri il commissario all’Ambiente, Stavros Dimas, richiede interventi strutturali affinché venga pienamente applicata la direttiva comunitaria sui rifiuti. In sostanza, per mettersi in regola l’Italia dovrebbe avviare gare d’appalto per costruire le strutture necessarie, in particolare inceneritori e impianti per il riciclaggio, oltre ad avviare “una coerente politica di lungo termine per la gestione dei rifiuti che miri a sviluppare il riciclaggio e la raccolta differenziata”. Misure impossibili da varare in tempi così stretti. Ma anche se la Commissione effettivamente pronuncerà un giudizio di condanna, si tratterà solo di un “parere motivato” che dà all’Italia una scadenza per presentare una memoria difensiva con nuovi elementi. Scadenza generalmente di due mesi ma che, se verrà stabilita la procedura d’urgenza, può essere ridotta a 30 giorni. In ogni caso, anche qualora la Commissione si rivelasse ancora insoddisfatta delle giustificazioni italiane, partirebbe solo il deferimento alla Corte di Giustizia, dove si aprirà una nuova partita. La Corte basata a Lussemburgo, infatti, offrirebbe un’ulteriore deadline all’Italia, che dovrebbe poi rispondere una prima volta (ex articolo 226 del Trattato) e poi eventualmente una seconda (articolo 228). Tempi lunghi, dunque, che fanno prevedere uno slittamento almeno al 2010 di un’eventuale sanzione economica. L’Italia, del resto, è già sottoposta ad alcune procedure d’infrazione, in particolare quella per la legge Gasparri avviata un anno e mezzo fa e di cui ancora non si intravede la conclusione. Anche eventuali nuovi provvedimenti non dovrebbero far mutare parere alla Commissione, che, come ha ribadito ieri il commissario all’Ambiente, Stavros Dimas, richiede interventi strutturali affinché venga pienamente applicata la direttiva comunitaria sui rifiuti. In sostanza, per mettersi in regola l’Italia dovrebbe avviare gare d’appalto per costruire le strutture necessarie, in particolare inceneritori e impianti per il riciclaggio, oltre ad avviare “una coerente politica di lungo termine per la gestione dei rifiuti che miri a sviluppare il riciclaggio e la raccolta differenziata”. Misure impossibili da varare in tempi così stretti. Ma anche se la Commissione effettivamente pronuncerà un giudizio di condanna, si tratterà solo di un “parere motivato” che dà all’Italia una scadenza per presentare una memoria difensiva con nuovi elementi. Scadenza generalmente di due mesi ma che, se verrà stabilita la procedura d’urgenza, può essere ridotta a 30 giorni. In ogni caso, anche qualora la Commissione si rivelasse ancora insoddisfatta delle giustificazioni italiane, partirebbe solo il deferimento alla Corte di Giustizia, dove si aprirà una nuova partita. La Corte basata a Lussemburgo, infatti, offrirebbe un’ulteriore deadline all’Italia, che dovrebbe poi rispondere una prima volta (ex articolo 226 del Trattato) e poi eventualmente una seconda (articolo 228). Tempi lunghi, dunque, che fanno prevedere uno slittamento almeno al 2010 di un’eventuale sanzione economica. L’Italia, del resto, è già sottoposta ad alcune procedure d’infrazione, in particolare quella per la legge Gasparri avviata un anno e mezzo fa e di cui ancora non si intravede la conclusione.

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